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Gustavo Rol

Gustavo-Rol-(Luglio)

Un sensitivo, un mago, un mentalista, un truffatore, un genio, un oltre-uomo, un filosofo, tutto questo assieme o molto altro?

Per approfondire la vita di Gustavo Rol innanzitutto, dato che i contributi video e audio sono molto limitati, c’è bisogno di leggere questi preziosissimi contributi su carta stampata.

Il fantastico libro omnicomprensivo: L’Uomo dell’Impossibile

Oppure la favolosa opera fotografica: Gustavo Rol. Una vita per immagini

O la migliore biografia in commercio: Gustavo Rol. Una vita di prodigi.

 

Divisa dal parco del Valentino da un’arteria di scorrimento veloce, posta ad angolo con I’austera via Silvio Pellico, c’è a Torino una tranquilla, silenziosa palazzina di media altezza, con balconi e decorazioni che ricordano i tempi romantici del liberty.
In questa casa signorile viveva Gustavo Rol, con I’aura di un’altra epoca, vive un uomo diverso, completamente diverso dagli altri, sia per ciò che pub fare più degli altri, sia perché umanamente, interiormente la sua vita può difficilmente essere paragonata a quella di chiunque altro.

Centrato nel mistero come nell’occhio di un ciclone dai contorni imprecisi, inafferrabili, quest’uomo ormai anziano, alto, imponente, la cui calvizie rende ancora più ampia la sua fronte e più evidenti, penetranti i suoi occhi blu-acciaio, solo nel meraviglioso e tirannico condizionamento dei suoi poteri paranormali, accoglie una carica di umanità che si esprime in mille diversi modi, e in prima linea per il soccorso del prossimo.

Oltre quaranta anni fa, Gustavo Adolfo Rol, questo gigante italiano del paranormale, iniziò un durissimo tirocinio segreto, interiore, in parte psichico, in parte in una sfera che trascende qualunque nostro modello di collocazione. E lo fa spinto dentro e da una forza strana che urgeva premendo sulla fragile struttura umana psicofisica.

 

Su quel periodo della sua vita così ricco di suggestioni, ma anche così estraneo ai normali parametri dell’esistenza umana, il Dottor Rol si lascia in genere sfuggire poche parole, scarne, scavate in un tormento che s’indovina e che nel campo delle tensioni paranormali e mentalistiche che hanno quasi sempre accompagnato lo sviluppo dei grandi sensitivi o medium, si ritrova quasi puntualmente, sia come conseguenza dell’urto inevitabile tra normalità ed anormalità, sia come elemento che chiameremo di un condizionamento etico di fondo del sensitivo quando è autentico – come una netta presa di coscienza che lo rende consapevole di essere in rapporto con un valore diverso che è posto come tale al di là del contingente, oltre l’intricato sviluppo della commedia umana.

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Lentamente, penosamente, per imporre a se stesso una indispensabile disciplina mentale ed operativa, Gustavo
Rol ha maturato negli anni un suo personalissimo training, disciplinando, appunto, entro limiti possibili l’azione di quelle forze paranormali che negli individui superdotati tendono inizialmente ad esplodere con potenza ignota, imprevedibile, minacciando di coinvolgere le delicate strutture mentali e biologiche.

Le possibilità supernormali di Gustavo Rol sono note a tutti coloro che si siano anche minimamente interessati della eterogenea caterva di fatti strani che a volte investono la nostra vita e che la Parapsicologia vorrebbe inquadrare e risolvere. Sono possibilità, quelle di Rol, che coprono quasi l’intera gamma dei fenomeni conosciuti: telepatia, chiaroveggenza nelle sue molteplici ed anche complesse forme, telecinesi spesso di estensione incredibile, scrittura diretta, precognizione, terapia paranormale, ecc..

E Gustavo Rol è diverso perché in ogni uomo, evidentemente, l’impatto tra una forza psichica e personalità contingente deve determinare caso per caso un successivo diverso assetto del carattere e del temperamento, in funzione del peso e del valore spirituale dei fattori di fondo della personalità e quindi della sua parte « subliminale» che pesca in quel ricchissimo territorio dell’inconscio che potremmo al limite considerare come il crogiolo degli impulsi « spirituali » genuini e
delle reazioni coscienti e para-coscienti dell’individuo, nell’arco della sua realizzazione terrena.

Gustavo Rol, a differenza di altri esseri dotati in senso paranormale, esprime una sua cifra caratteristica
nel rigettare con forza la qualifica di medium o, peggio, di un mago come pure respinge decisamente qualunque tentativo di sperimentazione scientificamente controllata svolta nei suoi confronti, e questo semplicemente perché non gliene importa
nulla della parapsicologia o di rimanere nella storia della Ricerca Psichica come un’illustre cavia d’oro.

Se sul momento tale atteggiamento può lasciare un profondo disappunto nei ricercatori ansiosi di aggiungere una così rara perla alla loro rigorosa collezione, rendendoci però consapevoli di certe esigenze umane così spesso trascurate negli esperimenti di laboratorio e pensando alla relatività delle cose delta Terra, non possiamo che rispettare la volontà rolliana che indubbiamente deriva da due considerazioni fondamentali: la prima che le nostre qualifiche e classificazioni nel campo parapsicologico sono tuttora insufficienti, precarie, estremamente limitative e quindi non esprimibili mai le realtà indicate; la seconda è dovuta alla piena e tormentata coscienza che ha Rol del valore trascendentale dell’impegno particolare che egli svolge grazie alla presenza dei suoi poteri», un impegno verso I’umanità che non soffre di essere misurato e deviato dai suoi obiettivi nel nome di una ortodossia scientifica che finora ha accumulato fatti su fatti rimandandone però continuamente una possibile a spiegazione » tramite legittime ipotesi di lavoro per incapacità intrinseca e per insufficienza metodologica.

 


Una serie interminabile di persone qualificate in ogni campo della cultura, sorreggono questo avallo di fondo
con la loro testimonianza, con il loro controllo spontaneo, estemporaneo degli esperimenti che hanno visto svolgersi
sotto i loro occhi. II fior fiore della parapsicologia italiana (e parte di quella estera) – tranne qualche raro, incorruttibile esemplare – ha sostato per ore, di sera fino a notte inoltrata, nel salotto di Gustavo Rol, un salotto dalla atmosfera strana, indimenticabile, con i suoi classici richiami all’epoca imperiale napoleonica, verso la quale egli risente un’attrazione che è qualcosa di più di una sintonia culturale e psicoIogica; ha passato le ore nei salotti di amici, sempre felicissimi di ospitare un tale personaggio ed i suoi strabilianti esperimenti sulla materia.

E la materia prima degli esperimenti rolliani sono intonsi mazzi di carte da poker che egli – senza mai toccare – comanda
ed ordina mentalmente tramite i suoi incredibili canali psichici che sfidano tranquillamente le più ferree leggi di natura.

 

Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), Gustavo Rol è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D’Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri ancora. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l’esistenza di “possibilità” (come lui chiamava questi “poteri”, che di fatto corrispondono alle “siddhi” della Tradizione indù), che possono essere conseguite da ogni essere umano, e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l’uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano al confine della metafisica, dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione.

Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le “serate” di esperimenti in casa Rol, ed erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l’ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei “semplici” esperimenti non fosse di per sé sconvolgente.

L’ultima volta che vidi Gustavo Rol fu in un assolato pomeriggio di fine settembre 1994, in una camera mortuaria dell’ospedale “Molinette” di Torino, in via Santena, a due passi dal Po. L’avevo sentito per telefono diverse volte, l’ultima delle quali a giugno, prima che lasciasse la città per un periodo di convalescenza al mare. Eravamo rimasti d’accordo che ci saremmo risentiti a metà settembre, dopo il suo rientro in città. Non lo sentii più. Ora lo vedevo lì, composto nel feretro, elegantissimo nella sua giacca di cammello, con il rosario stretto tra le dita, il volto sereno, quasi sorridente. I suoi magnetici occhi azzurri erano chiusi per sempre. Chi lo incontrava non poteva non notarli: squarciavano l’animo mettendo a nudo la parte più nascosta dell’essere, quella che si ha paura di mostrare. Quando ti guardava era come se ti stesse leggendo dentro e tu capivi che lo stava facendo davvero. Se n’era andato a novantuno anni con un unico grande rammarico: non essere riuscito a farsi capire dalla scienza. Negli ultimi mesi avevamo parlato a lungo: era stanco, debilitato ma sempre molto lucido e pugnace.

Mi aveva raccontato dell’inaspettato e durissimo attacco sferratogli anni prima da Piero Angela e delle successive polemiche alimentate da articoli e lettere pubblicati su “La Stampa” di Torino. Era amareggiato perché non riusciva a capacitarsi dell’acredine che il giornalista televisivo nutriva verso di lui e dell’accanimento con cui cercava di distruggere la sua immagine, deformando verità e fatti.

“E dire – mi confessò – che fu proprio Angela a cercarmi attraverso comuni amici, chiedendomi di incontrarlo. In verità, io non incontro volentieri i giornalisti, ma con lui feci un’eccezione e sbagliai. Lo incontrai due volte in presenza di amici (ndr. buoni testimoni di quanto accadde), e feci alcuni dei miei soliti esperimenti che parve apprezzare. Mi era sembrato una persona seria, a modo e persino intelligente, poi i fatti mi fecero ricredere. Può immaginare il mio stupore quando, qualche tempo dopo, mi trovai citato in un libro che aveva nel frattempo scritto per dissacrare la parapsicologia e che la praticava. Ero indignato! Riferendo degli incontri avuti con me, Angela ironizzava ferocemente sugli esperimenti che avevo fatto e che lui definiva giochetti ingenui e ridicoli che qualsiasi prestigiatore da quattro soldi era in grado di fare. Anche le prove di lettura di un libro chiuso e di materializzazione di un dipinto erano presentati come trucchi da baraccone, sui quali era opportuno stendere un cortese velo di silenzio. Ora, lei capisce che questo non è un comportamento corretto.

Se aveva qualcosa da dirmi, o se pensava che i miei esperimenti fossero trucchi, avrebbe dovuto dirmelo lì, sul momento, affinché io potessi replicare e dimostrargli che non era così, e non invece plaudire come hanno fatto tutti, per poi ribaltare verità e fatti. Chi si atteggia, come fa lui, a uomo di studio deve essere onesto, leale e soprattutto obiettivo perché altrimenti tutto ciò che fa o che dice non è “scienza”, ma soltanto “manipolazione”. In seguito, per giustificare in qualche modo il suo proditorio attacco, sentenziò che avrei dovuto farmi controllare da lui o da qualche suo tirapiedi, in grado di appurare la genuinità dei miei esperimenti. Ora, con quale animo avrei potuto sottopormi ai controlli di chi aveva già dichiarato al mondo intero che ero un impostore? Quali risultati avrei ottenuto? Avrebbe ritrattato le sue affermazioni? Certamente no.

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Ma, le dico di più: com’era possibile che scienziati di fama mondiale (ndr.Einstein, Fermi…), medici (Gavosto, Dogliotti, Mensi…), letterati (Buzzati, Pitigrilli, Bevilacqua, Temolo…), artisti (Fellini, Gassman, Zeffirelli…), giornalisti (Casalegno, Lugli, Allegri…), capi di Stato e di governo (De Grulle, Kennedy, Saragat, Fanfani…) industriali (Valletta, Agnelli, De Benedetti…) religiosi, filosofi e militari, più uno stuolo di altre persone di ogni cultura, ceto e paese che hanno assistito in più di mezzo secolo ai miei esperimenti, com’era possibile che tutti fossero stati ingannati da me? Eh sì, per Angela invece era proprio così, perché diceva che erano tutti incompetenti in trucchi, mentre lui, bravo e perspicace, aveva subito capito tutto e non si era fatto imbrogliare.

Che aggiungere! Una personcina proprio a modo, obiettiva e per nulla presuntuosa. E io avrei dovuto confrontarmi con uno così? Uno studioso, un vero uomo di scienza, quando non è in grado di dare una spiegazione razionale a certi fenomeni, riconosce in tutta onestà i suoi limiti e non si ostina a negarne l’evidenza, ribaltando verità e fatti. Meglio, dunque, rimanere ignorato da una scienza che si comporta così e che, non essendo in grado di comprendermi, mi oltraggia facendomi sfidare da un prestidigitatore (il mago Silvan) piuttosto che venir meno a quei principi cui mi sono sempre ispirato e che sono il fondamento stesso della mia vita.
Caro Blancato, ormai non posso più fare nulla per far capire a questa “scienza scettica” che oltre alla materia esiste anche lo “spirito”, e che è proprio questo spirito – che è in tutti noi e che io intuisco appena appena – a farmi fare, a suo comando, tutte quelle cose che sbalordiscono e che invece qualcuno ha reputato trucchetti ridicoli. Io avevo dischiuso una porta alla scienza e Piero Angela l’ha chiusa. La sua arrogante piccineria non bloccherà il cammino dell’umanità verso lo spirito, ma certamente lo ritarderà di diversi anni. Aveva una porta aperta e l’ha chiusa a se stesso e al mondo intero. Ed è proprio questa la colpa che non gli perdonerò mai. Io andrò via da qui prima di lui e da lassù lo aspetterò col dito puntato per ricordargli il danno che ha causato con la sua vanitosa e cieca presunzione. Un giorno non lontano saremo tutti chiamati a rispondere delle nostre azioni e lui dovrà rendere conto, tra le altre cose, anche di questo”.
Mi sono più volte chiesto perché mai Gustavo Rol mi avesse raccontato questa sua dolorosa esperienza. Aveva moltissimi e potenti amici, mentre io ero una conoscenza ininfluente dell’ultima ora. Che cosa pensare? Il suo era stato soltanto uno sfogo o che altro? Forse sapeva già che, a differenza di tante altre persone cui aveva aperto il suo cuore, io ne avrei fatto tesoro e ne avrei parlato per difendere la sua onestà e la sua memoria. Ho vissuto empaticamente con lui l’amarezza di quei giorni e, vedendo il tormento che provava, ho contratto in cuor mio un debito morale che ora, a undici anni di distanza dalla sua scomparsa, sto finalmente iniziando a onorare.

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